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Tuesday, 18/06/13 ore 06:28


Spazio13/12/02
Il clima di Marte non è mai stato caldo ed umido
Nuovi studi propendono per un pianeta originariamente gelido ed asciutto

Un recente studio, condotto dall'Università del Colorado di Boulder in collaborazione con la NASA, ha messo in crisi l'ipotesi diffusa di un pianeta Marte originariamente caldo e umido, condizioni necessarie per lo sviluppo di una qualsiasi forma di vita. Tramite un’analisi accurata di fotografie del Pianeta rosso e utilizzando modelli al computer, un gruppo di ricerca capitanato da Teresa Segura e dal professor Owen B. Toon propone al contrario l'immagine di un corpo celeste gelido ed asciutto su cui circa 3,5 miliardi di anni fa si abbatterono comete ed asteroidi. Esattamente il periodo a cui si fanno risalire le tracce delle valli fluviali osservate su Marte.
In accordo con le evidenze sperimentali disponibili, sembrerebbe che ben 25 enormi asteroidi o comete del diametro compreso tra 100 e 250 km si siano schiantate sulla superficie marziana ogni 10-20 milioni di anni durante quel periodo. Gli impatti catastrofici avrebbero causato la comparsa di una copertura globale del pianeta, composta da detriti e spessa un centinaio di metri, capace di fondere strati di ghiaccio polare, creando vapore, acqua calda e una pioggia torrenziale che riversò annualmente sul pianeta rosso due metri d'acqua per decenni o addirittura secoli, rendendo possibile l'originarsi dei fiumi.

Impatti poco frequenti
Nel loro ultimo lavoro Segura e i suoi collaboratori mettono in dubbio che Marte abbia mai avuto un clima caldo e umido, poiché gli impatti non furono così frequenti come ipotizzato inizialmente. "Vi furono realmente alcuni brevi periodi in cui Marte ebbe un clima favorevole", afferma Segura, "ma crediamo che, per la maggior parte della sua storia, fu freddo e asciutto".
"Quando negli anni '70 fu definitivamente accettata la presenza di tracce di fiumi estinti sulla superficie marziana, molti scienziati videro in questa scoperta la prova evidente che anche su Marte vi furono un tempo fiumi ed oceani, proprio come sul nostro pianeta", aggiunge Toon, direttore del programma di Scienze Oceaniche e Atmosferiche dell'Università del Colorado a Boulder. "Ciò che suscitò il nostro interesse fu il fatto che sia i larghi crateri osservati sia le valli fluviali risalgono al medesimo periodo. Nei lunghi lassi di tempo compresi tra due impatti successivi, Marte era molto probabilmente freddo, secco e inospitale per qualsiasi forma di vita. Non c'è traccia infatti di affluenti, a prova che i fiumi marziani non ebbero sufficiente tempo di evolversi, come quelli terrestri".

Eventi spettacolari
Le rare e roventi piogge che colpirono Marte furono causate probabilmente dall'acqua presente nelle comete e negli asteroidi schiantatisi al suolo e dall'evaporazione di strati di ghiaccio delle calotte polari. "Eventi spettacolari", afferma Segura, "che causarono brevi periodi di clima caldo umido, in un contesto climatico globalmente freddo ed asciutto".
Secondo Toon, le teorie precedentemente elaborate per spiegare il surriscaldamento marziano con nubi di biossido di carbonio non riescono a fornire una ragione quantitativa dei fatti osservati. Non c'è evidenza di depositi calcarei su Marte per il primo miliardo di anni, direttamente riconducibili alla presenza di grandi quantità di CO2.
All stesso modo, non esiste neppure la prova della presenza nell'atmosfera del Pianeta rosso del metano, un altro gas responsabile dell'effetto serra, prodotto naturalmente dalle eruzioni vulcaniche o da qualche forma primitiva di vita. E perfino combinando l'effetto del metano e del biossido di carbonio, non è possibile giustificare un effetto serra delle proporzioni di quello terrestre o di Venere nelle fasi iniziali della loro evoluzione.

Poche occasioni per la vita
Sull'articolo pubblicato nel numero di dicembre di "Science", Segura, Toon, A. Colaprete e K. Zahnle mettono in crisi l'ipotesi comunemente accreditata sul clima di Marte, secondo cui la vita avrebbe potuto svilupparsi durante un lungo periodo di surriscaldamento dovuto all'effetto serra. "Noi ci immaginiamo al contrario un pianeta arido e inospitale, un inverno senza fine, intervallato sporadicamente da brevi piogge caldissime e inondazioni improvvise". Proseguono gli autori: "Soltanto durante i pochi anni successivi agli impatti, si sarebbero create le condizioni necessarie al fiorire della vita".
Sebbene il sottosuolo di Marte raggiunse temperature sufficienti per permettere lo sviluppo della vita, la breve durata di questi periodi post-impatto porta gli autori ad escludere la possibilità che siano mai esistite creature marziane. La prova dell'esistenza dei marziani sembra dunque ancora una volta lungi dall'essere trovata.

Contatto: Teresa Segura, segurat@colorado.edu



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